Cronaca di una “morte” annunciata
e della speranza di una gloriosa “resurrezione”
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La lettera del Direttore di Giust.it è una analisi lucida, dolorosa, impietosa di un rapporto turbolento con un editore (pubblico!) più o meno insensibile, a quanto pare di capire, alle ragioni, vere e autentiche, dell’esistenza di una rivista internet assolutamente unica nel panorama pubblicistico della “rete delle reti”.
Sullo sfondo essa contiene, però, a voler solo ragionare anche superficialmente sul senso complessivo dell’esperienza della rivista, importanti elementi di riflessione sullo “stato dell’arte” della nostra cultura giuridica all’alba, calda e umida (!), del terzo millennio.
Non è mistero “glorioso” né si fa torto a nessuno se si sostiene che il panorama complessivo dell’editoria giuridica nazionale è tutt’altro che esaltante.
A parte le edizioni, prima “provvisorie” poi (aimé) definitive delle tante monografie scritte a fini concorsuali, l’alluvione di opere divulgative che inseguono l’attualità normativa, i troppi “bignamini” di cassetta e di dubbia qualità scientifica, è un dato di fatto la crisi delle riviste giuridiche tradizionali, ovvero cartacee, i cui tempi di pubblicazione mal si conciliano con la velocità e l’urgenza dell’aggiornamento normativo, giurisprudenziale, in qualche modo anche dottrinale, in un mondo giuridico ormai senza confini e nei quali, nonostante le “specializzazioni” e forse anzi proprio a causa di queste, è sempre più essenziale uno sguardo d’assieme fuori dagli steccati delle discipline giuridiche coltivate per mestiere (magistrati, avvocati, professori) o per passione (spiriti speculativi, per quanto pochi siano in giro).
Le ragioni del successo di Giust.it sono proprio nell’intuizione, formidabile nel 1996 quando davvero pochi possedevano un modem e potevano collegarsi alla rete, di lanciare una rivista “diversa”, affidata ad un supporto “virtuale” quali sono le “pagine” del web, e non per questo però meno “solida” di una rivista cartacea, perché capace di compendiare i pregi di quest’ultima (sentenze, articoli, note, pagine web si possono “importare” e stampare) e le virtù di uno strumento assolutamente nuovo (all’epoca e nell’esperienza italiana), rivoluzionario, veloce, capace di garantire aggiornamenti in tempo reale.
Giovanni Virga ha scoperto il “nuovo mondo” dell’informazione giuridica, lo ha esplorato nelle sue possibilità e dimensioni, ha dato alla rivista un taglio grafico originale, accattivante, inconfondibile, con un’organizzazione dei contenuti di grande funzionalità nella suddivisione del materiale in sezioni di immediata percepibilità e agevole fruibilità, che agevola il lettore nell’individuazione dei “documenti” che volta a volta possono più interessarlo, con la “invenzione” di dossier tematici che raggruppano materiali per argomenti, con una banca dati di ricerca modulata in base alle esigenze più varie.
Con il proprio impegno quotidiano e i sacrifici che solo una grande passione civile, ancor prima che scientifica e divulgativa, può motivare, il Direttore di Giust.it ha creato uno strumento davvero prezioso e insostituibile di informazione, approfondimento, formazione: quante mogli o fidanzate o compagne (teniamo conto anche delle “nuove” famiglie allargate!) sono state e sono tradite quotidianamente con Giust.it?
Vi è però, anche oltre l’opera assolutamente pionieristica e meritoria di Virga, un valore aggiunto che Giust.it ha saputo creare in questi anni: l’affermazione di una informazione giuridica tempestiva, di qualità, capace di aprire una “finestra” su mondi prima sconosciuti al grande pubblico dei lettori e riservati agli “specialisti”, su quell’oggetto sempre un po’ opaco ed oscuro che è, per l’opinione pubblica più allargata e non specializzata, il diritto amministrativo, sostanziale e processuale, con le sue tumultuose trasformazioni, tra dimensione comunitaria, delegificazioni, privatizzazioni, emersione di nuove tutele (come non pensare alla c.d. risarcibilità degli interessi legittimi?), nascita di nuovi modelli di servizi pubblici e nuovi soggetti di diritto amministrativo.
E’ questo, forse, il merito più grande della rivista: aver saputo offrire uno strumento di esercizio del diritto all’informazione nella sua accezione costituzionale più densa e pregnante, come precondizione essenziale della formazione di una opinione pubblica e quindi di esercizio dei diritti di partecipazione democratica.
E’ possibile rinunciare ad una rivista come Giust.it?
Di più, è possibile immaginare Giust.it senza la guida del suo fondatore e direttore ? (questo pare di capire sia l’intendimento del comproprietario del dominio, a giudicare dal comunicato pubblicato, quasi a mo’ di postilla all’editoriale di Giovanni Virga, anche se non è del tutto chiaro come ciò possa avvenire senza il consenso dell’altro comproprietario, vale a dire proprio il fondatore e direttore).
Le tante e-mail di solidarietà che la fine sensibilità di Giovanni Virga ha inteso mantenere anonime offrono un coro che parla con una sola voce, chiara e forte, e sembra fornire una concorde, unanime, risposta, che forse il comproprietario del dominio farebbe bene a non trascurare, poiché una rivista vive e cresce anche per il “valore aggiunto” e la credibilità scientifica che il fondatore sa assicurargli, a sua volta veicolo per contatti e collaborazioni che non appare scontato si “traspongano” in un diverso contesto organizzativo.
Queste lettere, assieme alle ragioni dell’alto ruolo civile e democratico che la rivista ha assolto in questi anni, indicano una strada che, al di là di ogni questione sulla utilizzazione del dominio registrato, appare leggibile e chiara.
Se “muore” Giust.it., quella che i lettori conoscono ed apprezzano, non è difficile preconizzare che essa dovrà risorgere altrove, e sotto la stessa guida, in un mondo, qual è la rete delle reti, che per fortuna è ancora, in buona parte, il “dominio” della libertà (e della partecipazione).
Leonardo Spagnoletti
(Consigliere del T.A.R. Puglia)